Nulla è più facile che illudersi

Perchè l’uomo crede vero ciò che desidera.’ (Demostene)

La principale causa di instabilità del sistema economico contemporaneo si annida nello squilibrio tra il Prodotto Interno Lordo (PIL), che fotografa in qualche modo l’economia reale, e l’ammontare delle attività finanziarie, che rappresentano invece, in larga parte, una scommessa sul futuro.

Il rapporto tra attività finanziare e PIL è cresciuto negli ultimi anni (dall’avvio della deregulation americana degli anni ‘90) a livelli forse mai sperimentati prima nella storia. Un rapporto così fortemente sbilanciato sulla finanza distorce i prezzi relativi, altera in modo innaturale le aspettative di rendimento, compromette l’economia reale e, in definitiva, la sopravvivenza stessa del sistema, poiché la compressione dei salari e degli investimenti infrastrutturali a beneficio dei rendimenti immediati provoca il collasso del reddito nel volgere di pochi anni.

Come si esce da uno squilibrio di questo tipo? Sostanzialmente percorrendo tre strade (o una combinazione delle tre):

• Dando contenuto reale alle attività finanziarie (ad esempio, a seguito di una nuova rivoluzione industriale).

• Trasferendo nei prezzi delle attività reali l’eccesso di attività finanziarie (ossia creando inflazione).

• Riducendo il valore degli asset finanziari.

Di rivoluzioni industriali, all’orizzonte, non se ne vedono. Rimangono le altre due strade:

– il rischio di una fiammata inflazionistica, causata dalle politiche monetarie espansive delle banche centrali, è sempre incombente, ma per il momento si rimane ancora in un contesto deflazionistico;

– la strada intrapresa è, per ora, la terza, vale a dire la diminuzione di valore degli asset, e ad essere particolarmente penalizzato è stato il settore immobiliare, che ha perso almeno il 20% del suo valore nell’ultimo quinquennio (si veda, ad esempio, il sito La Repubblica del 29 dicembre 2016, “La scure sulla casa degli italiani in 5 anni deprezzata del 20%”). La casa, un tempo investimento sicuro degli italiani, colpita dallo scoppio della bolla speculativa e da una tassazione punitiva, è diventata fragile e poco liquida.

La conseguenza è, ora, che molti degli attivi detenuti dal sistema bancario, legati al settore immobiliare, perdono drasticamente valore, e si innescano così le crisi bancarie. Ma che cosa provoca, esattamente, lo stato di crisi bancaria? L’incapacità di rimborsare i depositi e le obbligazioni? O quella di pagare le utenze? No, a decretare la crisi è, per ora, un algoritmo (più o meno sofisticato). Facciamo un passo indietro.

Basilea I. Al fine di assicurare stabilità al sistema finanziario globale è stato istituito nel 1974 dalle banche centrali dei paesi del G10 il Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria. Nel 1988 il Comitato raggiunse un primo accordo sui requisiti patrimoniali minimi delle banche, fissando una quota di capitale pari all’8% dei crediti alla clientela, destinata a proteggere i depositanti dal rischio che gli attivi bancari subiscano delle perdite (Basilea I).

Basilea II. I limiti dell’accordo denominato Basilea I, derivanti dall’eccessiva semplificazione dell’approccio, hanno spinto ad elaborare e introdurre nel 2008 un nuovo accordo (Basilea II), che prevede la ridefinizione dei criteri di calcolo del patrimonio minimo, oltre che accrescere i poteri di controllo delle autorità di vigilanza e ad aumentare gli obblighi di trasparenza.

Che cosa succede quando “ l’algoritmo” decreta che una banca non rispetta i requisiti di adeguatezza patrimoniale? Si chiede l’intervento del “mercato”, almeno fino a quando il “mercato” ha la capacità finanziaria di intervenire, oltre quel punto intervengono gli stati (o la Banca Centrale Europea). La recente operazione di salvataggio del Monte dei Paschi di Siena, ha messo in evidenza due cose:

1. Che cosa ha determinato la richiesta di adeguamento del capitale per 5 miliardi di Euro? L’incapacità di rimborsare le obbligazioni? No, almeno non nell’immediato; i 5 miliardi sono il risultato di un algoritmo (lo stress test). Lo stesso algoritmo, diversamente declinato, ha innalzato la richiesta di patrimonio a 8,5 miliardi di Euro. Gli 8,5 miliardi di aumento sono troppi? Troppo pochi? Dipende dal modo in cui vengono fissati i parametri dell’algoritmo. Si può dunque concludere che su MPS si è giocata una battaglia politica? In parte sì, e lo si vede nel repentino e altrimenti inspiegabile cambio dei parametri. E in parte no, perché il livello di deterioramento dei crediti è effettivamente elevatissimo, ma lo è per tutto il sistema bancario e non coinvolge solo l’Italia ma l’intero l’Occidente (è noto, ad esempio, il caso di Deutsche Bank, si veda in proposito Il Fatto Quotidiano del 16 ottobre 2016).

2. Come è avvenuto il salvataggio? Immettendo liquidità (dello Stato o della BCE, poco cambia), ossia creando una posta finanziaria dal nulla. E’ quindi corretto sostenere che l’intero sistema bancario, e non solo MPS, potrebbe reggersi su un “patrimonio” solo contabile, senza depositi o asset reali? Sì, almeno fino “all’apparir del vero”, quando cioè emergesse nelle persone la consapevolezza che la moneta bancaria si fonda sulla fiducia, e in questo caso e in ultima analisi, sul nulla. Ovvero carta, carta, sempre carta. Un gigantesco Monopoli globale o meglio un castello, sempre di carta, ormai poco stabile.

Con un settore immobiliare colpito da una crisi di sovrapproduzione (troppe costruzioni in contesto di denatalità) e in un sistema finanziario che gode ancora di una fiducia dei risparmiatori forse eccessiva, per quanto detto sopra, è bene orientarsi su asset che non soffrano di abbondanza di offerta e che non abbiano circolazione solo fiduciaria.

Allora che fare?

Confinvest FL dal 1983 gestisce i risparmi proponendo oro fisico, risultando un punto di riferimento nel settore del “risparmio sicuro”.

Confinvest ha individuato ed offre a tutti i risparmiatori ed investitori, una strategia a medio e lungo termine per salvaguardare il potere d’acquisto, ormai sempre più in affanno.

In un momento così delicato della finanza mondiale in particolare nella zona Euro, le strategie alternative di risparmio sono quelle legate al settore delle materie prime, in primis l’oro.

Dall’inizio anno l’indice MOM (medie oro monetato) espone un rialzo superiore al 2,50%, un buon viatico per un anno che sarà ricco di soddisfazioni nello specifico settore.

Nel precedente anno, contro una perdita in Borsa di oltre il 10%, l’oro ha avuto un incremento del 12%…!

Pertanto, inserire almeno un buon 15% di oro fisico nei propri asset ed un occhio di riguardo alla “pensione d’oro” di Confinvest, ovvero un piano di accumulo, non vincolante, per incrementare il “…deludente futuro” pensionistico.

Certezze per un futuro più tranquillo?

Basta una semplice telefonata, senza alcun impegno, allo 0286455047 per ricevere informazioni, consulenze di settore e possibilità di gestioni dinamiche.

Confinvest svolge anche attività d’intermediazione (acquisti di lingotti e monete d’oro) su tutto il territorio nazionale, rispettando le quotazioni di mercato e senza alcuna commissione.

 

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