Oro: perché è importante la tangibilità dell’asset?

Il COVID-19 si è rapidamente guadagnato un posto nella tribuna d’onore – o meglio, d’orrore – delle più complesse contingenze di portata geopolitica e finanziaria che la storia abbia mai conosciuto.

Quali conseguenze potranno derivare da questo disastro sanitario che sta evolvendo in crisi sociale ed economico/finanziaria? È possibile soltanto fare riferimento alle evidenze di cui oggi disponiamo, alle parole degli esperti di mercati finanziari e a ciò che la storia, spesso a nostre spese, ci ha insegnato.

Cominciamo a considerare il breve periodo. Quali sono gli effetti di questa pandemia sull’oro fisico oggi e cosa potremmo aspettarci nei prossimi mesi?

A fine aprile il prezzo dell’oro si è assestato sopra i 1.700,00 Dollari l’oncia.

Secondo le analisi del World Gold Council, il prezzo dell’oro non si attestava per così lungo tempo su queste posizioni dal 2012, in concomitanza con la crisi dei debiti sovrani. L’incertezza economica relativa agli effetti del Covid -19, l’impatto socio-politico della pandemia e le misure monetarie attivate dalle Banche Centrali hanno continuato a esercitare i loro effetti sul metallo giallo. Si sa, i prezzi di un bene quantitativamente fisso e stabile possono solo salire espressi in valute il cui quantitativo viene stampato a cifre di dodici zeri.

Nel primo trimestre del 2020, la domanda di Gold fisico è aumentata fino a circa 1.084 tonnellate, sospinta dagli investimenti che i risparmiatori hanno cercato in tutti i modi di allocare nel metallo giallo. Nel frattempo, anche il volume degli ETF è aumentato, con un accrescimento di circa 298 tonnellate. Questo secondo dato è un forte segnale a sostegno del ruolo di safe haven che viene attribuito al metallo giallo.

Per quanto riguarda più specificamente la domanda di monete e lingotti d’oro, l’aumento negli investimenti in monete d’oro in Occidente ha mantenuto alta la domanda complessiva.  Questo dato risulta piuttosto significativo.

Da cosa deriva questa performance dell’oro? Gli analisti prevedono una recessione, se non depressione, alle porte senza precedenti, il PIL nei principali Paesi è prossimo a sprofondare a valori mai visti dalla Grande Depressione del ’29, dalla sponda opposta dell’Atlantico arrivano dati sconfortanti sull’occupazione americana.

L’oro sembra rispondere con proverbiale autarchia a queste vicende.

Oltre alle ben note caratteristiche di bene rifugio per eccellenza, è interessante osservare il metallo in relazione agli stati di sgomento sul mercato finanziario. L’indice VIX, detto anche Indice della Paura, è una misura che serve per quantificare la volatilità del sistema finanziario, e funziona pressappoco come una sorta di barometro per valutare la complessità durante le contingenze di inquietudine sulle principali piazze finanziarie.

Secondo il World Gold Council, l’oro è un asset che in questi momenti dà il meglio di sé, con una performance significativa durante i cosiddetti left-tail events, ovvero le circostanze in cui gli investitori hanno più timore di subire delle perdite. Un esempio di evento left-tail è stato quello del crollo del mercato azionario dopo la crisi di Lehman Brothers.

Guardando con attenzione questo grafico, l’oro fisico performa molto bene a difesa del portafoglio degli investitori.

Nel caso specifico del Covid-19, Il dato diventa ancora più significativo se letto in corrispondenza dei momenti più critici della pandemia.

Se questi dati possono fornire una view esauriente di quella che è stata la performance dell’oro nelle ultime settimane, per costruire una previsione sul futuro può essere utile riprendere il parere di alcuni operatori.

Union Bancaire Privée stima una crescita del metallo intorno a 1.900 dollari entro fine anno.

Questa ipotesi, avanzata dalla Banca Privata svizzera, pone il suo fondamento in un concetto molto preciso. Se la precedente crisi che aveva scosso l’eurozona poteva essere identificata nello scenario distorto e mistificante dei sub-prime, l’attuale contingenza, invece, è davanti agli occhi di tutti in modo manifesto, inopinabile.

Nel frattempo anche uno dei principali Hedge Fund Manager, Paul Singer di Elliott Management, ha definito il gold come uno degli asset meno svalutabili in circolazione. Insomma, anche i grossi investitori istituzionali stanno scommettendo sull’oro nel 2020 per ottenere rendimenti e proteggersi dallo stimolo senza precedenti a cui le Banche Centrali stanno sottoponendo il sistema durante la pandemia di Coronavirus.

È, insomma, un nemico riconoscibile quello che stiamo affrontando oggi?

Che sia questa evidenza a spingere risparmiatori e investitori a collocarsi su posizioni altrettanto tangibili, come quella dell’oro fisico?