Il Dragone attacca l’Aquila: la Cina incrementa le sue riserve d’oro

Trump continua a far parlare di sé ufficializzando la notizia dell’aumento dei dazi dal 10% al 25% verso la sua maggior avversaria economica, la Cina. L’Ufficio del rappresentante speciale al commercio americano, ha annunciato che la notifica dei nuovi dazi è stata pubblicata sul Federal Register. Il presidente in un tweet è tornato ad attaccare la Cina, accusata di essersi tirata indietro rispetto ad impegni già presi per giungere a un accordo commerciale. Pechino a sua volta avrebbe promesso di attuare i suoi controdazi verso i prodotti americani se la notizia fosse diventata ufficiale. Nel contempo per contrastare ancor di più la sua grande avversaria, la Cina continua ad aumentare le sue riserve d’oro, preferendo l’oro al posto dei dollari. La People’s Bank of China aveva ripreso ad accumulare oro lo scorso dicembre dopo una pausa di oltre due anni. Da allora ha comprato quasi 60 tonnellate di lingotti, ma le sue riserve auree costituiscono tuttora solo il 2,5% circa delle riserve totali. Ed è possibile che continui a comprare oro, soprattutto se il processo di dedollarizzazione sarà incoraggiato dalla guerra dei dazi. Anche la Russia e la Germania cercano di fuggire dal dollaro incrementando le loro riserve d’oro, quasi un quinto delle riserve mondiali. In questo contesto derivato dalla faida tra le due grandi economie mondiali, i mercati finanziari globali sono scesi ai minimi da cinque settimane. Con le borse in caduta, che stimolano la ricerca di beni rifugio, il metallo prezioso ha superato 1.330 dollari l’oncia e si avvicina ad importanti resistenze di lungo periodo. Un superamento del livello dei 1.370/1.380 Dollari l’oncia potrebbe proiettare l’oro verso nuovi massimi degli ultimi 6 anni.