L’inflazione erode i vostri risparmi, l’oro è la soluzione.

Cosa è l’inflazione?

La definizione macroeconomica dell’inflazione è l’aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi di beni e servizi in un dato periodo di tempo, che genera una diminuzione del potere d’acquisto della moneta.

Monitorando la variazione dei prezzi di un insieme di beni (il cosiddetto paniere) rappresentativo dei consumi degli utenti finali è possibile calcolare l’inflazione.

Le principali cause dell’inflazione sono:

  • Costo crescente dei fattori produttivi e delle materie prime
  • L’aumento del costo dei beni importati
  • L’offerta di moneta superiore alla domanda (aumento dato da stampa di Fiat Money)

Il Gold Standard e l’avvento dell’inflazione

Le FIAT money, ossia le monete fiduciarie, creano valore dal nulla in quanto “rubano” un piccola frazione di valore dalla moneta già esistente per attriburlo alla nuova base monetaria. La base monetaria  un tempo era garantita da riserve fisiche di oro.

Il Sistema Aureo

Il sistema aureo, ossia il sistema monetario dove la base monetaria aveva una base fissa di oro, già adottato dalla Gran Bretagna nel 1821 venne adottato sucessivamente dalla Germania nel 1871 (e negli anni successivi da tutti gli altri Stati) dopo la crisi del bimetallismo (Sistema monetario con base monetaria costituita da oro ed argento). La Sterlina d’oro era considerata l’unica “vera” riserva di valore. Con l’avvento della prima guerra mondiale nel 1914 il Gold Standard venne abbandonato in Europa e non si potette ripristinare alla fine del conflitto a causa dell’eccessiva emissione di denaro per le spese belliche e della scarsità dell’oro, si trovarono in difficoltà nel garantire la diretta corrispondenza tra quantità d’oro detenuta e banconote in circolazione. Il Dollaro Statunitense si pose in conflitto con la Sterlina per il titolo di valuta di riserva e di scambio internazionale. Solamente gli Stati Uniti riuscirono a reintrodurlo e venne utilizzato fino al 1933 quando Roosevelt impose la soppressione della convertibilità del dollaro in oro.

Bretton Woods e la fine del Gold Standard

Con la conferenza di Bretton Woods nacque il Fondo Monetario di Stabilizzazione e la parità delle monete d’oro in dollari americani. Il sistema creato a Bretton Woods portò i singoli paesi a dover sostenere sia la propria moneta sia il dollaro, acquistando la propria divisa nazionale quando questa si indeboliva od acquistando dollari quando questa si rafforzava. Si assistette all’esportazione dell’inflazione da parte degli Stati Uniti in quanto tramite l’emissione e ‘immissione incontrollata di Dollari nel sistema economico gli Stati Uniti poterono finanziare i propri deficit di bilancio semplicemente impoverendo gli altri stati. Il sistema di Bretton Woods cessò di esistere nel 1970, quando il presidente Nixon decise di sopprimere la convertibilità del dollaro in oro. Nacque così il mercato dell’oro e le quotazioni dell’oro iniziarono il rally parallelamente alla stampa di valuta fiduciaria.

Riprendendo le parole di Alan Greenspan:

Spogliato dal suo gergo accademico, il Welfare State non è niente altro che un meccanismo attraverso il quale i governi confiscano il bene dei membri produttivi di una società per sostenere un vasto numero di piani assistenziali. Una parte consistente della confisca è effettuata dalla tassazione. Tuttavia, come riconobbero subito gli uomini di governo del Welfare State, il mantenimento del potere politico era condizionato fortemente dal prelievo fiscale e dal rispetto di certi limiti di tassazione. Di conseguenza per finanziare le spese del Welfare State si rese necessario il ricorso a massicci deficit di spesa pubblica, ovvero, si presentò la necessità di prendere a prestito il denaro emettendo obbligazioni governative. Ma le obbligazioni governative non sono finanziate da ricchezza tangibile, rappresentano solo la promessa del governo di sborsare nel futuro parte del reddito ottenuto tramite il prelievo fiscale” Traduzione curata da Roberta Panizzoli e originariamente pubblicata sul sito Usemlab.  Alan Greenspan (1966) – Originariamente pubblicato in Ayn Rand’s “Objectivist” newsletter

L’inflazione in Italia

Ogni mese l’ISTAT pubblica il tasso d’inflazione ed il relativo Indice FOI (Indice relativo a Famiglie ed Operai).

Elaborando questi dati, e prendendo come valore di riferimento il potere d’acquisto di un Euro a Dicembre del 2017, è stato calcolato quanti Euro ( convertiti in Lire Italiane prima del 2002 ) sarebbero stati necessari per acquistare lo stesso bene. Specularmente, si può comprendere come a causa dell’ Inflazione, il denaro abbia perso potere di acquisto nel tempo e quindi con la stessa quantità di denaro, si può acquistare una minore quantità di beni e servizi.

I seguenti grafici mostrano quanti Euro sarebbero necessari oggi per acquistare lo stesso bene che in quell’anno poteva essere acquistato ad 1€ od alternativamente quanto varrebbe 1€ in mondo senza inflazione. Da notare che l’asse verticale del primo grafico è in notazione logaritmica  con base 10 ossia i valori passano da 1€ a 10€ a 100€ fino a 10.000€.

Fonte dati: Istat ed elaborazione a cura dell’Ufficio Studi Confinvest

Il potere d’acquisto di 1€ nel 1870 è pari a 9085,28€ al giorno d’oggi. Detto in termini meno complicati 1€ nel 1954 mi permetteva di comprare la stessa quantità di beni che oggi mi costerebbero 30,30€.

Il valore facciale delle banconote e delle monete rimane invariato negli anni. E come evidenziato dai grafici la stessa banconota potrà acquistare una determinata quantità di beni decrescenti negli anni.

L’inflazione italiana è cresciuta esponenzialmente e lo stipendio mensile di un impiegato statale pari a 110.000 lire, mantenute in banconote e che 1964 , convertite in euro valgono solamente 56 euro e 81 cent. Il potere d’acquisto di quelle 110 mila lire oggi sarebbe pari a circa 1186 euro.

Oro come unica salvezza

L’unico modo per stabilizzare, o persino aumentare, il potere d’acquisto dei propri risparmi è offerto dai beni rifugio come l’oro. Il seguente grafico mette a confronto il potere d’acquisto della valuta Italiana ed il prezzo di mercato dell’oro al grammo.

Fonte dati: Istat e World Gold Council ed elaborazione a cura dell’Ufficio Studi Confinvest

Come già detto l’oro è uno dei pochi beni che permette la conservazione del potere d’acquisto nel corso del tempo. L’aumento del prezzo dell’oro al grammo avrebbe permesso anche un notevole arricchimento. Il prezzo dell’oro al grammo era quasi 30 volte inferiore rispetto ad oggi.

Fonte dati: Istat e World Gold Council ed elaborazione a cura dell’Ufficio Studi Confinvest

La stessa situazione è ravvisabile guardando il grafico del potere d’acquisto del Dollaro Americano:

Fonte dati: Federal Reserve St Louis

L’unico tentativo di ripresa,tra il 1920 ed il 1933, fù spinto dall’abbandono dell’oro come sottostante a garanzia del valore.

Denaro e Valuta

Per comprendere la differenza tra denaro e valuta basta sapere che il denaro ha la capacità di mantenere il potere d’acquisto nel corso del tempo.

Riprendendo le parole di Alan Greenspan:

“In assenza del gold standard è impossibile proteggere i risparmi dalla confisca realizzata attraverso l’inflazione. Non esiste riserva di valore sicura. Se ci fosse, il governo dovrebbe dichiarare quel possesso illegale, come è stato fatto nel caso dell’oro. Se ognuno decidesse, per esempio, di convertire i propri depositi bancari in oro o in rame o in qualsiasi altro bene reale e si rifiutasse di accettare gli assegni come mezzo di pagamento, i depositi bancari perderebbero il loro potere d’acquisto e i crediti creati dai governi non avrebbero più nessun valore come diritto sui beni reali. La politica finanziaria del Welfare vuole che i possessori di ricchezza non abbiano nessun modo di proteggersi dalla confisca”

L’oro rimane la migliore riserva di valore per proteggere i propri capitali nel corso delle generazioni.

È necessario che ogni persona capisca quali siano i rischi dell’inflazione prima che questa esploda. (Leggi articolo inflazione Venezuela) Noi di Confinvest consigliamo un investimento in oro fisico compreso tra il l 5% ed il 10% del patrimonio mobiliare, inclusa la liquidità, posseduto. Detta percentuale, è emersa anche da un sondaggio curato dal nostro Ufficio Studi che ha coinvolto un campione di circa 5.000 consulenti finanziari Italiani. Per maggiori statistiche, fotografie e approfondimenti a titolo gratuito, contattare L’UFFICIO STAMPA di Confinvest F.L.