Le riserve d’oro di Banca d’Italia

A volte ritornano i commenti e le proposte in merito alla vendita delle riserve d’oro di Banca d’Italia. L’ultima pubblicazione apparsa sul blog di Beppe Grillo il 9 settembre, a cura di Gabriele Gattozzi, riprende il discorso inerente la gestione dell’oro di Banca d’Italia. Anche questa volta si afferma come l’oro di Banca d’Italia andrebbe venduto per far fronte alle spese correnti del bilancio dello Stato così da poter continuare ad effettuare spesa in deficit provando a non infrangere i paletti comunitari. Vendere o tenere l’oro di Banca d’Italia? Sicuramente vendere i gioielli di famiglia per far fronte a spese in deficit non produttive è una soluzione che nel medio e lungo termine non può portare benefici. Una vendita dell’oro per far fronte ad una diminuzione del debito potrebbe essere una scelta più comprensibile, ancorché non condivisibile. L’enorme debito italiano, ad oggi superiore ai 2,3 Trilioni di Euro, non si ridurrebbe di molto. Le attuali circa 2.450 Tonnellate di oro corrispondono a prezzi correnti a circa 80 Miliardi, solo un 3 % di tutto lo stock del debito italiano. Rinunciare alle riserve d’oro di Banca d’Italia vendendole, si tratterebbe di un’azione con pochissimi benefici a livello di finanze pubbliche.. Non solo, di contro si rischierebbe di non avere più disponibilità di riserve auree per fare fronte ad eventuali shock monetari che potrebbero accadere nel prossimo futuro. Qualora una Banca Centrale decida di intraprendere scelte autonome relative a politiche monetarie, è necessario che instauri fiducia nella propria valuta, ed il possedere riserve auree è fondamentale. Nell’ultimo secolo l’accettazione di un sistema valutario 100% FIAT money, ossia con solo valute fiduciarie a corso forzoso, è stata resa possibile solo partendo da un sistema basato sull’oro. Il passaggio è stato in step graduali. Poco alla volta gli individui hanno accettato valute cartacee non garantite da un sottostante di oro. L’oro è da sempre un asset monetario. La funzione monetaria dell’oro deriva da una convenzione che è stata definita autonomamente nei millenni da tutti gli attori del mercato. Per questo motivo è necessario per ogni Banca Centrale possedere riserve auree. Sono una garanzia di ultima istanza alla quale poter agganciare le proprie politiche monetarie qualora si verifichino eventi che possono minare alla base la credibilità di una valuta. Basta guardare ai recenti casi di Turchia, Venezuela ed Argentina. I disastri valutari e monetari non sono solo un retaggio del passato, pensiamo alla Repubblica di Weimar in Germania, ma sono ancora oggi un rischio presente in molti sistemi monetari, soprattutto in Paesi emergenti. Vendere l’oro di un Paese, in definitiva, può significare eliminare quella componente di assicurazione monetaria necessaria a riportare fiducia in una valuta al collasso. In un’epoca nella quale la gestione delle riserve auree è continuamente messa in discussione, è necessario per ognuno costruire per tempo una propria vera riserva in lingotti d’oro e monete d’oro per mettersi al riparo da scelte politiche molte volte azzardate. L’oro fisico è la vera assicurazione che ognuno deve possedere per potersi garantire un futuro, indipendentemente da chi governa un Paese e le sue politiche monetarie.